Lui & Lei
Il gusto del sesso
Menterotic
11.04.2026 |
36 |
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"Si sfilò appena in tempo, mentre lei, sentendo quelle parole, d’istinto chiuse gli occhi ed estrasse la lingua..."
“E poi è partito con l’auto e ho subito notato che non sono suonati gli allarmi. Quel cretino aveva disattivato il sensore per poter guidare senza cinture!” disse Marta, con una risatina finale, prima di sorseggiare il suo drink. “Non posso crederci! Ahahah te lo sei scelto bene” rispose Marco scherzando. Lei stava raccontando una delle sue disavventure con i ragazzi con cui era uscita, mentre e lui, da buon ascoltatore quale era, tentava di captarne piccoli indizi per meglio decifrare la ragazza che aveva seduta di fronte. I due erano accomodati in un bar del centro milanese. Uno di quei posti fini, ma non troppo pretenziosi. Erano circondati da una musica lounge, quasi sovrastata dal brusio della gente. Ormai da un paio di orette stavano lì a raccontare, a raccontasi. Si erano conosciuti tempo prima e avevano chattato molto. Quel giorno si erano decisi ad incontrarsi. Era nata subito una bella sintonia, che era già evidente dalle loro conversazioni via chat, ma che dal vivo non era scemata, come invece capita talvolta. È come se i due si capissero già, quasi senza il bisogno di conoscersi. Ma la voglia di approfondirsi a vicenda c’era e così, tra un drink e una risata, un aneddoto simpatico e un argomento invece più serio, Marta e Marco si stavano aprendo l’una con l’altro.Dopo lo scemare delle risate per quell’episodio delle cinture di sicurezza, Marco fissò Marta con uno sguardo, di colpo, più intenso. “Sai che sei veramente bella! In foto sei già tanta roba, ma dal vivo..wow” disse.
Lei sorrise, accogliendo di buon gusto il complimento. “Grazie! Ma lo so che lo dici per lusingarmi” ribatte lei.
“E perché dovrei scusami?”
“Bhe dai, lo sai” rispose Marta, con un occhiolino finale.
“Nono mi sa che non ci siamo capiti.”
Marco genuinamente non capiva a cosa si stesse riferendo la ragazza. Lui l’aveva osservata e davvero trovava che fosse uno schianto.
“Ma su dai! Ci siamo conosciuti su quell’app d'incontri, non facciamo finta di non sapere perché siamo qui” spiegò lei. Marco aveva capito, Marta stava alludendo al fatto che lui volesse riempirla di complimenti perché, in fondo, voleva scoparla. Il che non era neanche falso, a dirla tutta. Lui sì che voleva scoparla, da matti voleva scoparla. Ma la strada per farlo non sarebbe
sicuramente mai passata per dei complimenti come quello. La strada che voleva perseguire era un’altra.
Marco rispose alla frase di Marta con una sonora risata.
“Nono non hai capito, ti dico che sei bella perché lo penso davvero. Su dai guardati! Oggettivamente sei una figa. Sicuramente non è un modo per portarti a letto.”
“Ah no? Dici?” Marta sembrava non credere fino in fondo a quelle parole.
Sembrava. Perché in realtà l’aveva capito benissimo che era un complimento sincero, senza alcun fine. Aveva capito che Marco, almeno in parte. Sapeva che, se avesse voluto accellerare, non l’avrebbe fatto solo con dei complimenti. Ma, nella sua testa, una rotellina di malizia aveva iniziato a girare, attivando un meccanismo molto più complesso nel suo cervello. Come se fosse un sistema di rotelle e pistoni che, dentro la testa di lei, aveva messo in moto una macchina di seduzione. Era la prima mossa di una partita a scacchi mentale, un gioco di flirt, tra lei e lui.
“Marta, no. Fidati, se volessi portarti a letto ora direi altro.”
Alla mossa di Marta, che aveva mosso un pedone, Marco aveva risposto in modo più offensivo, spostando il cavallo.
“E cosa diresti?” rispose lei. Lui notò un luccichio particolare negli occhi di lei, mentre si avvicinava la cannuccia del drink verso le labbra, lentamente. Marco aveva capito il suo gioco e aveva intenzione di vincere quella partita.
“Perché dovrei spoilerarti così le mie mosse segrete per portarti a letto?” riprese lui. Mossa difensiva questa.
“Perché magari ho voglia di conoscere già il finale” disse lei con una voce che di colpo si era fatta più calda e sensuale.
Al termine della frase una goccia, gelata, di drink le scivolò fuori dall’angolo della bocca.Marco non capì mai se fosse stata una mossa volontaria o un fortuito caso. Ma quella goccia, che aveva iniziato la sua discesa come per scappare dalle labbra di lei, ebbe una fuga breve. La lingua di lei la riacciuffò, con un movimento sensuale, riportando la fuggitiva tra le
sue labbra bagnate di alcol. Poi, osservando dritto negli occhi Marco, Marta avvolse la cannuccia tra le sua labbra e la fece scivolare, lentamente e per pochi cm, dentro la sua bocca, quasi a simulare un pompino. Poi le sue labbra si riaprirono, e la sua lingua leccò in modo vistoso la cannuccia, asciugandola da tutte le gocce di drink.
Scacco matto. Marta aveva vinto, senza neanche parlare.
La sua lingua scorreva ora per tutta la lunghezza. Poi una volta arrivata in cima si ritraeva, lasciando la scena alle labbra che iniziavano la loro danza. La lingua, nascosta all’interno della sua bocca, ritornava in gioco, spaziando e bagnando tutta l’asta, quando le labbra scivolavano lentamente verso il basso, accogliendo in bocca tutto il pene di Marco. I due non avevano resistito molto al bar dopo la mossa vincente di lei. Erano scappati, come se fossero in balia di un
impeto incontrollabile, dirigendosi a casa di lui. Ora lei stava in ginocchio, nuda, di fronte a lui. La luce fioca della stanza illuminava il suo sensuale seno, sodo e dalle dimensioni non eccessive, i capezzoli turgidi. Lei che da sotto, con il pene tra le labbra, lo osservava. Questo è quello che vedeva Marco, che con la mano sulla nuca di lei, guidava i suoi movimenti. Lei sentiva il gusto del suo precum, mentre con la lingua esplorava la sua gonfia cappella. La cosa la eccitava parecchio. Con una mano teneva il cazzo, segandolo lentamente, mentre con la bocca faceva movimenti esperti nella parte rimanente di
pene. Questo entrava e usciva ritmicamente dalla sua vogliosa bocca. Marco, in piedi, osservava eccitato quella visione.
“Sei brava Marta, quanto ti piace il cazzo?” Domanda banale, conosceva già la risposta. Ma voleva sentirselo dire. Voleva guardare Marta sfilarsi il suo pene di bocca, grondante di saliva, e con quel visino da ragazza per bene, rispondere “Tanto, mi piace tanto!”
Lei non deluse le sue aspettative, anzi le superò.
“Tanto, mi piace tanto il tuo cazzo” disse, prima di ricacciarsi tutto il pene in bocca.
Quel “tuo” eccitò Marco tantissimo. Sapeva che per lei lui era solo una sorta di avventura. Ma quella frase, detta con una voce che sembrava trasudare erotismo ad ogni sillaba, fece credere a lui che lei, in quel momento, volesse davvero solo abbandonarsi al suo di pene. La lingua sapiente di Marta stava avendo i primi effetti e lui iniziò a sentire un piacere caldo
nascergli dietro le palle. Marco sussultò e fece un passo indietro, facendo scemare sul nascere quel principio di orgasmo. Marta fece un mugugno, quasi come se fosse dispiaciuta di non aver terminato l’opera. Poi, fissando Marco dritto negli occhi, senza dire una parola, estrasse la lingua.
Rosa e bagnata, la sua lingua si protese fuori dalla bocca. Come quella di un bambino in attesa di essere imboccato, Marta reclamava ancora. Aveva ancora fame.
Marco iniziò a picchiettarle il pene sulla lingua. Lei sorrise, sempre tenendo la bocca spalancata.
Chiuse gli occhi, mentre sentiva la cappella di lui batterle sulle labbra, sulla lingua e infine sulle guance. Poi ad un tratto, con voce flebile, disse qualcosa. Marco non capì.
“Cosa hai detto?” chiese.
Nessuna risposta. Con le mani allora prese il viso di lei, stringendole le guance. La fissò. “Marta, cosa hai detto?”
“Sco..scopami la b-occ—la bocca. Scopami la bocca” ripetè lei, mugugnando un po la prima volta, quasi fosse timida, e con sorprendente chiarezza invece la seconda volta.
Marco non se lo fece ripetere. Il suo cazzo fiondò nella sua bocca. Tutto. Fino ai testicoli.
Marta stava per ritrarsi, quando lui le pose nuovamente una mano sulla nuca e disse “Oh no, vuoi che ti scopi la bocca? Ora te la fai scopare!”
Spinse, per quel poco possibile, il cazzo ancora più a fondo, quasi causandole un conato.
Lei si sentiva posseduta, con un cazzo in gola, senza difese di fronte alle spinte di lui. Poi il cazzo si sfilò, portandosi dietro strisce di saliva che, come ponti, si allungarono nell’aria collegando la bocca di lei all’asta del pene, che grondava liquidi salivari. Lei tossì, ma senza indugio, senza farsi dare alcuna indicazione, si protese in avanti. Con la bocca iniziò a succhiare i testicoli di lui, prendendone prima uno, poi l’altro, tra le labbra. Mentre si dilettava a succhiare le palle, con una mano iniziò a segare il cazzo. La mano scivolava senza attrito lungo tutta l’asta, essendo questa ancora lubrificatissima dalla saliva di lei.
Dopo soli pochi secondi però un “No!” risuonò nella stanza.
“Marta tu mi fai impazzire così. Se continui ancora non resisto più” disse Marcp, togliendosi dalla portata di lei. “Voglio far godere anche te..” aggiunse poi.
“Mettiti sul letto, girata” le ordinò lui. Così lei fece. Marta chiuse un secondo gli occhi. Un brivido corse lungo la sua schiena nuda quando sentì la lingua di lui scorrerle lungo il collo. Poi sentì una mano, sul suo fianco. Riaprì gli occhi, era posta sul letto, di fronte ad uno specchio che era posizionato proprio davanti al letto. Vedeva il suo corpo nudo, eccitato, posto sul materasso in ginocchio. La testa di lui alla sua destra, che famelico le mangiava il collo. La sua mano che scivolava davanti.
Un nuovo brivido, quando la mano di Marco giunse al suo sesso. Le sue dita scivolarono sul clitoride, prima di massaggiare le grandi labbra, scostandole leggermente e permettendo agli umori di riempire le sue dita. Marco infilò l’indice e il medio, per pochi cm, dentro di lei. Poi li estrasse, completamente zuppi di umori, e li diresse verso la bocca di lei. Mentre la bocca di Marco era scivolata verso il basso collo, iniziando a baciare la clavicola, nella bocca di Marta esplosero i sapori del suo stesso sesso. Lui le aveva infilato le dita in bocca e lei, famelica, le stava pulendo, succhiandole e passandole con la sua lingua. Il gusto del proprio piacere l’accesse ulteriormente. Con un gesto repentino si staccò da quella sorta di presa di
Marco. Poi, girando la parte superiore del corpo verso di lui, con la sua mano prese l’avambraccio di lui e lo diresse verso la di bocca di lui. Marta spinse in bocca di Marco le sue stesse dita, che avevano ancora qualche traccia del gusto degli umori della sua figa. Come uno squalo che fiuta una goccia di sangue tra le onde spumeggianti dell’Oceano, così lui sentì fortissimo il desiderio, la necessità, di averne ancora.
Marco si sfilò le dita dalla bocca. Spinse delicatamente Marta, che cadde sul materasso con la schiena rivolta verso quello squalo affamato di lei. Nuovi brividi per lei quando sentì la lingua di lui tracciarle una linea lungo la schiena, scendendo dritta lungo la sua colonna vertebrale. La bocca di lui macinava centimetri, viaggiando sulla pelle nuda di lei. Un’autostrada di pelle d’oca.
“M-mh” gemette lei, quando Marco con la lingua arrivò al suo culo. Sentì le mani ferme di lui stringerle le natiche. Chiuse gli occhi. Gemette più forte, quando la punta bagnata della lingua di lui si concentrò sulla sua rosellina anale, bagnandola e massaggiandola con un passionale bacio, mentre le mani le stringevano il bel culo sodo. Il viaggio non era terminato. Marco si ritrasse un poco, prima di infilarsi con il volto sotto di lei. Marta lo guardava, desiderosa, mentre il volto di lui si accingeva al suo sesso.
“Ohh sii” gemette lei, quando lo squalo arrivò alla sua meta. Marta sentiva la bocca vorace di lui che esplorava la sua vagina con una fame impressionante. La lingua spostava le labbra vaginali per poi addentrarsi un poco dentro di lei, fare il carico del suo liquido, che lentamente colava sulla lingua di Marco, prima di attaccare il clitoride, gonfio e pulsante. Lo leccava con movimenti rotatori, avvolgendolo come in una danza. Le mani di lui, da sotto, afferrarono i fianchi di lei,
premendoli contro il suo volto. Lei gemeva mentre, quasi seduta su volto di lui, aveva la figa in fiamme.
Ad un tratta Marco si sfilò.
“Voglio..” disse.
“C-c-cosa?” Chiese lei con voce quasi sofferente, ma invece intrisa di godimento.
“Voglio farti un regalo..” concluse lui.
Lei rimase sbigottita da quella frase. In che senso? Cosa vuole regalarmi? Un orgasmo? No, c’era qualcosa d’altro. Non poteva essere una cosa così.
“Ho davvero un piccolo regalo per te”
Marco si alzò, con il cazzo a penzoloni, fece pochi passi e aprì un armadio lì in camera. Estrasse una piccola scatolina, ancora incelofanata. Marta sorpresa osservò il misterioso oggetto. Vide un nome.
MAGIC PLUG.
“Sai mi hai subito dato questa bella sensazione” disse Marco “quindi ti meriti il massimo da me”
“Quale sensazione?” chiese lei, totalmente sorpresa da quell’inaspettata interazione.
“Quella di essere una gran troia, esattamente come me” rispose lui, con tono fermo. Aveva detto quella frase fissandola dritta negli occhi.
Wow, Marta rimase sbigottita. Per un secondo pensò “ma come si permette sto cafone?”, ma poi, nella sua mente, prese il sopravvento un altro pensiero, più coerente con la situazione. Lui era una gran troia, per sua stessa ammissione, amante del sesso e lussurioso come pochi. E in lei aveva visto la stessa scintilla, un’anima simile, dannata dalla fame per il piacere. Capì quindi che quel “troia” era di fatto un complimento. Era un ponte, tra lui e lei. Un punto di contatto. Entrambi, in egual modo, volevano solo godere, e far godere, al massimo delle loro potenzialità. Per questo l’idea del regalo, per alzare l’asticella, perché con lei si può. Perché come lui, Marta aveva fame. Esattamente come lui, anche Marta, in quei momenti, voleva sentirsi troia. Vuole ESSERE troia. Quindi sì, aveva ragione Marco. Lei in quel momento, su quel letto, con la figa grondante e i capezzoli turgidi dall’eccitazione, lei era una gran troia. Esattamente come lui.
Il regalo era un piccolo plug anale. Lucente e metallico. Dalle dimensioni modeste, che sicuramente non avrebbe dato fastidio anche a culetti, nel caso, non allenati. Scivolò con facilità oltre l’ano di lei, che accolse il nuovo giocattolo con un entusiasmante gemito.
SPANK! Un forte dolore alla natica destra sorprese Marta.
Marco aveva tirato una sberla al bel culo di lei.
“Vuoi che ti scopi?” chiese.
“Si, ti prego” rispose Marta, eccitata da quell’inaspettato colpo.
Marco infilò due dita nella figa di lei e le inarcò verso l’altro, andando a fare pressione sulla piccola protuberanza che si trova nascosta sul lato superiore della parete vaginale femminile. Marta, grazie anche all’aiuto del plug che le faceva pressione dal culetto, sentì subito un piacere forte nascere.
“Dio si, ti prego scopami” implorò.
Le dita di Marco iniziarono a muoversi, andando a spingere ritmicamente contro il suo punto G. Lei iniziò a contorcersi, ma lui la teneva nella sua tenaglia, aumentando il ritmo con la mano.
“Ahmm sì.. sì così. Ti prego, voglio il tuo cazzo” gemeva, ormai a voce alta lei.
Lui sfilò di colpo le dita dalla sua vagina, che schizzò qualche goccia fuori, macchiando le lenzuola. Marta quasi tremava, mentre la sua figa colava, vogliosa di essere scopata. Marco la girò, con forza. Marta era ora a pancia in su, con il suo sesso che reclamava di essere
penetrato. “Tu non hai idea, di quanto cazzo tu sia eccitante!” disse lui, prima di fiondarsi con la bocca sui suoi capezzoli. Le sollevò le gambe, mettendole sul suo busto. Lei era quasi accartocciata, come un pezzo di carta. Un pezzo di carta inzuppato. Di umori in questo caso.
La cappella di Marco picchiettò sul clitoride di lei, prima di bagnarsi per bene tra le sue labbra.
Marco poi appoggiò una mano delicatamente attorno al collo di lei, senza preme né farle male.
Semplicemente per controllarla. Voleva avere l’assoluto controllo di quel amplesso.
“T-tiii prego, scopamii” mugugnava Marta mentre il cazzo di lui strusciava, esternamente, sul suo
sesso fradicio. Poi, di colpo, un gemito più profondo. Pieno. Caldo. La cappella era scivolata dentro, e in un
colpo netto, Marco aveva spinto tutto il suo sesso dentro il corpo di lei. Quel gemito, così autentico, di piacere totalizzante, per un secondo paralizzò Marco.
Come se fosse musica per le sue orecchie, lui bramava quel concerto. Come un drogato in astinenza, quel gemito rappresentava una dose che lui ora voleva a tutti i costi rivivere ancora. Voleva farla godere così, ancora e ancora. Ancora e ancora e ancora. Ogni nuovo affondo un nuovo gemito. Sempre più profondo, sempre più forte. Ancora, ancora e ancora.
Lui la guardava negli occhi, mentre lei gli regalava il concerto di gemiti che lui desiderava. Come batterie, il suono dei sui testicoli che battevano a ritmo sempre più sostenuto contro la figa di lei. C’era poi la tromba, il suono bagnato, quasi impercettibile, della lingua di lei che, tra un gemito e l’altro, si allungava a leccare la mano di lui che, dal collo, si era spostato al suo volto. Leccava tutto, dita, palmo. Tutto. Marta aveva fame di pelle, di uomo.
Lei, quasi in preda agli spasmi, era sicuramente la voce principale. I suoi gemiti caldi e pieni, suono di un orgasmo che la stava avvolgendo come in delle fiamme, erano la droga di cui Marco ora si stava facendo. Marta sentiva il suo corpo venir schiacciato da quello di lui, bloccata, senza potersi quasi muovere, impotente. I colpi ritmici del suo cazzo, dentro di lei, aumentavano il piacere secondo dopo secondo. I colpi, sempre più forti. Ancora e ancora e ancora. Il pene di lui, come l’asta di un violino che scivola sulle corte creando una melodia, picchiava contro il suo punto G. Il cazzo duro di lui scivolava con tutta l’asta, estraendolo quasi del tutto quando si ritraeva, e riaffondando fino a schiacciare le palle contro l’ingresso della figa, quando penetrava. Quel movimento stimolava anche la sottile striscia di carne che separava la vagina
dall’ano di Marta, dove il piccolo plug stimolava l’altro lato della parete. Sentiva il piacere salire, salire sempre più. Non riuscì più a contenerlo. Marta, tremando, si lasciò andare, liberando un orgasmo totalizzante.
“Oddio sii, scopami così, sì” gridò, animando e cercando di contorcersi, sotto il peso del corpo di
lui. A quelle parole, anche Marco, che da ormai un po’ tentava di trattenere l’inevitabile esplosione di piacere, scoppiò.
“Vengo! Vengo!” Riuscì a dire, con un verso che suonò quasi incomprensibile.
Si sfilò appena in tempo, mentre lei, sentendo quelle parole, d’istinto chiuse gli occhi ed estrasse la lingua.
I bianchi schizzi del suo piacere caddero in vari punti sul corpo di lei. Marta sentiva il caldo seme di Marco colarle sul seno, bagnandole il capezzolo sinistro. Sentiva poi di avere degli schizzi sulle labbra e sulla lingua. Ne sentiva il gusto, forte e deciso. Riaprì gli occhi, e vide tutto il suo seno e pancia, coperto di liquido seminale.
Marco aveva un volto sfatto, ma soddisfatto. Si guardarono. Lui la vide, anche lei sudata e stanca, ma con il volto di chi ha goduto davvero. Ci fu intesa, ancora una volta. Lui si avvicinò, abbassandosi verso il sesso di lei. La sua lingua fece un’ultima immersione tra gli umori di lei. Ne fece il pieno, riempiendosi il più possibile di quel gusto da lui tanto apprezzato.
Poi si alzò, si diresse verso il seno di Marta. Le baciò il capezzolo, quello coperto di sperma.
Con la lingua giocava con la parte turgida, raccogliendo anche il gusto del suo seme, mischiando con il gusto dell’orgasmo di lei. Dopo pochi secondi si diresse verso il volto di Marta. Le loro lingue si cercarono, dando vita ad un bacio lento e passionale.
Il gusto di sperma si mischiava a quello degli umori di lei, mentre le lingue si contorcevano l’una sull’altra, scambiandosi di bocca i loro rispettivi orgasmi. Era il gusto del sesso. Del buon sesso. Il piatto preferito di entrambi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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